Intervista        UMBERTO MOSCA

Le nuove frontiere che mi
interessano di più


Giornalista e critico cinematografico. Docente di cinema e Formatore con gli audiovisivi. Media Literacy Consultant. Membro del Comitato Scientifico del "Master per Analisti di produzione cinematografica e televisiva e comunicazione crossmediale" dell'Università di Torino (SAA-School of Management/DAMS), di cui è Coordinatore Scientifico e docente. Membro del Consiglio Direttivo di Aiace Torino. Selezionatore di Sottodiciotto Filmfestival. Direttore Artistico della manifestazione "My Generation/Nickelclip" (Museo Nazionale del Cinema/Dams/Città di Nichelino/Comune di Pinerolo). Curatore della rassegna "Cinema di Barriera" (Città di Torino- Circoscrizione 6). Ha pubblicato volumi su François Truffaut (Il Castoro, 1995), Sam Peckinpah (Lindau, 1997), Mohsen Makhmalbaf (Lindau, 1998), Paolo Gobetti (Lindau, 1999), Jim Jarmusch (Il Castoro, 2000-2006), "Cinema e Rock" (Utet 2008). In preparazione: "John Ford" (Editrice Il Castoro). Autore dei cd-rom didattici "Il grande cinema a scuola: Apocalypse Now" (IRRE Piemonte, 2003) e "Cinema" edito da De Agostini Scuola (2006). Scrive sui periodici "Cineforum", "Panoramiques" e "L'Indice".

CL: E' dedicato all'arte audiovisiva, in particolare alla sua parte educativa indirizzata agli artisti giovani, alla loro energia creativa. Si potrebbe dire che la Sua "missione" è sostenere le nuove generazioni che con le loro innovazioni dovrebbero contribuire allo sviluppo del settore audiovisivo?

UM: Il settore del cinema e dell'audiovisivo negli ultimi anni è diventato estremamente più complesso, ma anche più stimolante. Da un lato le tecnologie digitali hanno consentito di trasformare i modi di raccontare, sia nella fiction che nel documentario; parallelamente hanno consentito a un numero più ampio di artisti di esprimersi in maniera creativa riducendo i costi. Il digitale è diventata una risorsa straordinaria anche per quanto riguarda la promozione e la distribuzione dei prodotti. Quasi improvvisamente le generazioni più giovani hanno avuto a portata di mano la possibilità di implementare la loro cultura sul cinema e sui formati video, con l'ulteriore opportunità di trasformarsi in individui creativi che e elaborano il loro immaginario visivo. Sono queste le nuove frontiere che mi interessano di più.

CL: Sia come critico sia come cineasta è testimone e analitico di molti cambiamenti e innovazioni nell'industria cinematografica. Secondo Lei, che direzione ha preso la cinematografia mondiale odierna e quale la cinematografia europea? Quali cambiamenti ci porterà la globalizzazione in senso produttivo e quali in senso creativo?

UM: Il cambiamento più grande nell'ambito del cinema riguarda il fatto che per reggere il confronto con tutti gli altri media, il cinema, che è il padre di tutti i linguaggi audiovisivi, ha dovuto trasformarsi in tutte le sue varie fasi. In particolare sul piano della produzione e della distribuzione (dal 3D alle sale dotate di sistema IMAX), ma anche investendo nuove risorse nell'ambito della promozione dei film, con un'importanza crescente attribuita alle piattaforme web e alla crossmedialità.

Sul piano della conquista dello spettatore, un film deve sempre più essere in grado di garantire un'esperienza differente e unica, comunque necessaria, perché ti consente di immergerti nella profondità del racconto, funzionando come "specchio" sul mondo o come "finestra" sulla tua anima e il tuo vissuto.

CL: Siamo testimoni di un grande aumento di popolarità del film documentario e della sua influenza sui lungometraggi. Trova interessante questo tipo di approccio che per esempio è adoperato alla perfezione dal regista israeliano Amos Gitai nei suoi film. Lei come spiega questo fenomeno?

UM: I riferimenti al cinema documentario e allo stile di un cineasta come Amos Gitai riguardano appunto ciò che intendevo dire sopra quando parlavo della visione cinematografica come "esperienza unica". Lo spettatore di oggi è completamente circondato dalle immagini, spesso prodotte in diretta fotografando la realtà, senza troppa costruzione progettuale e narrativa. Ma l'effetto di un tale approccio sembra essere quello di una visione di superficie, che soltanto grazie al cinema riescea spingersi in profondità. Il cinema diventa così uno "sguardo ulteriore", più sensibile, insostituibile, per cogliere delle cose gli aspetti meno evidenti e quindi più interessanti. Come nei lunghi piano-sequenza dei film di Gitai.

CL: A Torino, città dove vive e crea, il settore audiovisivo negli ultimi anni ha registrato un progresso significativo. A chi o a cosa ne va il merito? Agli individui o istituzioni tipo Film Commission Torino Piemonte, Torino Film Festival, Museo Nazionale di Cinema o alla politica culturale della regione Piemonte che è in grande vantaggio rispetto alle altre regioni italiane? Ritiene che la regione Piemonte si avvalga dell'influenza della Francia che è il paese con maggior numero di fondi per il settore audiovisivo?

Umberto Mosca Umberto Mosca


UM: La vera origine del grande fermento che da quasi vent'anni caratterizza Torino sul piano della cultura cinematografica e audiovisiva è da individuarsi nell'attività del Torino Film Festival, che prima con il nome Festival Cinema Giovani, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, ha creato in città una particolare attenzione per le immagini in movimento, offrendo uno spazio a molti giovani creativi, alcuni dei quali sono diventati ottimi registi cinematografici, come Mimmo Calopresti, Guido Chiesa e Daniele Gaglianone. Questo anche grazie ai corsi dell'Università, di cui si devono ricordare in particolare quelli tenuti dallo storico del cinema Gianni Rondolino, con il quale molti come me si sono laureati in Storia e Critica del Cinema. Poi grazie ad Alberto Barbera, critico cinematografico ed allievo di Rondolino, e ad alcuni suoi collaboratori, , gli eventi cinematografici cittadini hanno sviluppato una forte dimensione internazionale (oggi Barbera è direttore del Museo Nazionale del Cinema e neo-direttore della Mostra del cinema di Venezia). E' merito invece di Stefano Della Casa, anch'egli allievo di Rondolino, l'esplosione della Film Commission Torino Piemonte come una delle più attive nel nostro Paese, grazie alla vastissima rete di relazioni e conoscenze che Della Casa, anche noto conduttore radiofonico, intrattiene con i principali produttori italiani di cinema e televisione. Le politiche culturali a Torino e in Piemonte non possono tenere conto dello sviluppo economico, turistico e produttivo, che le suddette attività hanno portato.

Le differenze con la Francia sono tuttavia notevoli, in quanto al di là delle Alpi esiste, una collaborazione molto più forte tra le varie Film Commission regionali, che spesso lavorano nella produzione dello stesso film. In Italia esiste invece una forte concorrenza tra le varie regioni, anche se di recente è stata costituita un'Associazione tra le Film Commission italiane, che dovrebbero lavorare insieme a nuovi progetti di produzione e comunicazione.

CL: Ha avviato molte rassegne cinematografiche e ha creato spesso i loro contenuti. Al centro della sua attenzione sono stati registi come Francois Truffaut, Sam Peckinpah, Mohsen Makhmalbaf, Paolo Gobetti, Jim Jarmush. Tuttavia, chi è il suo preferito autore cinematografico e perchè?

UM: Come critico cinematografico ho scritto e curato diversi volumi, alcuni dei quali diversi anni fa proprio per il Torino Film Festival. Truffaut e Jarmusch sono stati pubblicati dal Castoro Cinema, la più prestigiosa casa editrice italiana di argomento cinematografico. Per il Castoro, da alcuni anni, ho in preparazione un volume su John Ford, il grande maestro del cinema classico americano, ma non sono mai riuscito a ritagliarmi il tempo per scrivere il libro, opera straordinariamente impegnativa vista l'enorme ampiezza della filmografia di Ford. Nel frattempo ho scritto un volume sul Rock Movie, in cui ho cercato di isolare ed analizzare alcune categorie di questo sottogenere cinematografico, dai documentari sui grandi eventi live ai film interpretati dalle popstar, dai biopic dedicati alle grandi figure della musica pop alle rock operas. I miei registi preferiti di oggi sono quelli che conciliano il grande successo di pubblico con una visione consapevole del cinema e delle sue nuove risorse espressive: da Tarantino a Tim Burton, da Cronenberg a Christopher Nolan. Amo moltissimo anche il cinema italiano, in particolare quello con un forte slancio civile e che racconta agli italiani la loro storia, spesso dimenticata molto in fretta. In questo senso ritengo fondamentali i film di Francesco Rosi, di Carlo Lizzani, di Michele Placido, di Marco Tullio Giordana.

CL: Lei è consiglio direttivo di AIACE Torino. Di che tipo di associazione si tratta?

 

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